Il manifestino di C. Langone
Mercoledì, 30 Dicembre 2009Ho letto il Manifesto della destra divina di Camillo Langone e ci ho messo 37 minuti senza applicare alcuna tecnica di lettura veloce. Un amico me l’ha portato ieri sera, entusiasta per il titolo. Avevo letto giusto qualche giorno fa una recensione di Lindo Ferretti: entusiasta per la lettura. La mia curiosità e l’entusiasmo indotto da tanti entusiasmi si sono sbriciolati di fronte alle tre o quattro buone intuizioni - peraltro prese a prestito (Pasolini / A. Del Noce / Ecclesiaste / …) - prive di sviluppo conseguente e non solo riflesso. Un esercizio da fine liceo classico dove si butta fuori tutto quello che si pensa di aver imparato e quindi di possedere a sufficienza (o in abbondanza): con qualche trovata, qualche impressione, l’apologia un po’ sgangherata di questo e di quell’altro (la confessione piuttosto che la psiocanalisi; la caccia da preferire all’animalismo; la gonna piuttosto che il pantalone; la bicicletta piuttosto che l’aereo) e un ego accresciuto più dall’esercizio delle sue scoperte che dal contenuto della scoperta. Pallosissimo. Pesante. Pedante. Alla maniera, forse solo un po’ più radical chic, delle noiosissime palle del superapologeta Rino Cammilleri. Con qualche intuizione, una manciata di periodi con qualcosa di ragionevole infilato nel mezzo. Ma la cosa che predomina su tutte, sempre: il gusto degli adolescenti (anche quando si parla di cose importanti) di fare e dirsi originali. Che palle.
