Bondi non dargli più neanche 10 euri a quelli lì
Bondi, dopo la celebrazione della giornata dello spettacolo con Napolitano (lo scorso lunedì), pensando a quelle facce da partigiani d’accatto che abbiamo visto tutti nei servizi dei tiggì, oggi, finalmente, scrive sul giornale di Ferrara: “a che serve, pensavo, dare loro soldi e ragioni, se ad animarli non è il fuoco dell’arte, ma un pregiudizio politico ostinato, se è soltanto un cieco odio atavico che li strugge, perché non trova più il modo per esprimersi, ma fiacca le energie necessarie alla creazione di un capolavoro?”
Caro ministro, ha davvero ragione. Ormai lo dicono e lo pensano tutti gli italiani che non vogliono più andare a teatro a vedere della brutta prosa / della commedia brillante ma non troppo / dei monologhi interiori di denuncia ma che fanno anche ridere con un po’ di amarezza / ecc.; e al cinema ci vanno - sempre e solo - a vedere gli ammazza ammazza targati Usa. Non ci vanno più perchè lo spettacolo nostrano è tutto lì: un’italietta che non ha più respiro di un corto che ogni volta rivela una promessa di niente. E quando qualche volta qualche amico si infatua per qualcosa, chiama dopo qualche giorno e dice: “ci ho ripensato, è la solita cazzata”.
PS. Quest’anno, ad esempio, mi è andata così con Bisio e il suo “Si può fare” (che tanto fervore ha animato nei cuori di tanti promotori di cooperative sociali di sinistra, centro e destra): l’unico problema è che nei giorni trascorsi tra l’infatuazione e il ripensamento del mio amico - di cui forse mi fido troppo - il mio amico mi aveva convinto a vederlo…
ilvecchioconlacravatta
Tag: bondi, claudio bisio, Foglio, si può fare
18 Novembre 2009 alle 15:59
Il film di Bisio ha l’unica pecca di aver teminato tutto in tragedia. spettacolarizzazione alla “ATTIMO FUGGENTE”, in cui la vita, se rivela un lato buono, deve essere ridotto a sogno. Il resto è tutto vero: i matti non sono da rinchiudere; alcuni di loro - li conosco - sono artisti, attori, ma anche agricoltori, baby sitter (!). Nella zona di Palmanova ce ne sono tanti che fanno i mestieri più comuni, a Busto Arsizio qualcuno fa il controllo qualità senza perdere di vista nemmeno un pezzo difettato…
18 Novembre 2009 alle 16:44
Il film di Bisio ha 2 pregi: il primo è l’aver mostrato che ogni tentativo umano basato solo sulle buone intenzioni, finisce schiacciato da se stesso.
Il secondo pregio è l’averci mostrato un gesto coraggioso, un tentativo umano che denuncia tutti i limiti di cui siamo fatti ma che nasce dal desiderio di felicità, per sè e per gli altri.
C’è di meglio? Certamente, ma salvo il tentativo cinematografico di raccontare una storia fuori dal comune.
18 Novembre 2009 alle 22:34
Il film di Bisio è brutto e furbo, perché pur così brutto riesce a piacere con una strizzatina d’occhi di qua e una strizzatina ai maroni di là. Se proprio bisogna uscire dall’estetica del film per cercare di anestetizzarsi con questo copione da cineforum da parrocchia modenese, allora entriamo pure in merito. Per fare un tavolo, ci vuole il legno; per fare un uomo, non è sufficiente prendere un matto e fargli fare cose da uomini. Anche perché in tanti, con un lavoro degno e una trombata a sera, non lo diventano mai davvero. Uomini, intendo. Matti più probabilmente sì. Ma di questi altri matti (che Bisio interpreta invece da protagonista nel suo film) Bisio non sa dire nulla.