Manca solo una cosa nelle parole di Travaglio: la croce vince anche il dipietrismo

“Il Redentore non ha cercato di cancellare il dolore attraverso una teoria più brillante delle altre, ma ha compiuto un’opera di totale immedesimazione nella sofferenza, illuminandone il significato profondo: la collaborazione alla Sua redenzione del mondo. Per quanto parlare di espiazione delle colpe del mondo possa infastidire la nostra sensibilità post-moderna, non possiamo negare questa realtà. Don Gnocchi, che sarà fra poco proclamato Beato, condividendo lungo tutta la sua vita il dolore e, soprattutto il dolore innocente – quello che più ci tenta di ribellione contro Dio , in un celebre scritto, racconta come i suoi mutilatini, una volta resi partecipi di questa prospettiva, trovassero energia quasi sovrumana di sopportazione del dolore. In tal modo il dolore da condanna diventa merito, da limite espressione di gloria sovrabbondante, da morte risurrezione.

La sofferenza di Cristo è, quindi, inclusiva, cioè consente l’accesso alle altre sofferenze, che possono, in unione con la sua, espiare in modo vicario. San Paolo osa scrivere ai cristiani di Colossi ” Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

Qualche settimana fa un padre, parlando del figlio dodicenne appena morto in un incidente stradale, poteva dire: “Non è vero che Dio dà e toglie; Dio dona sempre”. Qui siamo scesi in profondità, ben oltre la tesi della pura permissione del male”.
Così il Patriarca di Venezia, lo scorso luglio, nel suo Discorso del Redentore 2009 .

Perché Travaglio ricordi che anche nella debolezza delle gerarchie ecclesiastiche, del Vaticano, dei suoi prelati alti e bassi si trova tutta la debolezza e - insieme, sempre - tutta la forza della croce. Perché Travaglio ricordi che la croce vale molto di più del valore dell’uguaglianza, della gratuità, della purezza e non ha nulla a che vedere con un’immagine vivente di “resistenza inerme all’ingiustizia”. Perché Travaglio ricordi anche - non so se lo dimentica per ignoranza sesquipedale, come direbbe lui, o perché non gli va giù che qualcuno gli ricordi che non esiste un partito dei perfetti  - che la croce ha innanzitutto a che fare con il nostro limite e il nostro peccato. Che Cristo inchioda in croce ogni giorno insieme a Lui. Ecco, se Travaglio si ricordasse qualcuna soltanto di queste semplici cose, non proverebbe ribrezzo per tutti. Ma, soprattutto, non userebbe la croce facendo a finta di fare un discorso cristiano imbastardito da pessimi socratismi per mandare alla forca tutti.

ilvecchioconlacravatta

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2 Commenti a “Manca solo una cosa nelle parole di Travaglio: la croce vince anche il dipietrismo”

  1. Piero Masia Scrive:

    …e perchè Travaglio ricordi che pontificre delle debolezze altrui, specie di quelle ecclesiastiche, dall’alto di uno schermo pubblico è infame. E perchè ricordi che solo un moralismo d’accatto come il suo gli fa pontificare sui peccati altrui senza avere l’umiltà di riconoscere i propri, gli fa teorizzare l’esistenza di un calvinista “partito dei perfetti”, mentre gli altri che come lui non la pensano sono degni dei suoi strali da clericolaicismo.

  2. carlo Scrive:

    Perchè travaglio ricordi che nessuno in questo mondo è perfetto, che c’è un limite in ogni uomo in ogni essere vivente sia animale, vegetale e in ogni essere vivente che sta negli oceani che si chiama “peccato originale” l’unica alternativa è stare attaccato alla croce dove Gesù si fece crocifiggere per dare all’uomo la possibilità di salvezza e perdono. Ma qualcuno fa comodo dimenticare e usare Cristo per giustificare se stesso e la sua cronica moralista.

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